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acrilico e xerografia su tela, 50x50cm - 01/2008
La notte del 10 maggio del 1933 Berlino fu illuminata dal rogo di più di ventimila libri.
Il fuoco, simbolo concreto del nostro dimenticare colpevole e dell'ignorare indifferente, non esorcizza ma favorisce il ciclico ripetersi dell'orrore nelle sue svariate forme.
Come se tutti insieme gli umani costituissero un unico ingranaggio, così il dominio totale pretende la distruzione dell'infinita pluralità e diversità.
La cultura vera che lotta per i diritti del dubbio contro le pretese dei dogmatismi brucia prima degli uomini stessi, poichè essa è l'espressione passata, presente e futura del nostro dissenso.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 10 dicembre 1948, su pagine oramai ingiallite dal tempo, nata per spezzare il filo spinato dell'intolleranza e bloccare gli ingranaggi perversi dei totalitarismi, sembra venir progressivamente ignorata.
Solo se impediamo che essa bruci, solo se la memoria sopravvive, potremo continuare a chiamarci esseri umani.


Opera realizzata in occasione della collettiva "La cura della memoria" dal 27 gennaio al 10 febbraio 2008 presso la galleria d'arte di Francisco Còrdoba;, via Degli Zingari 39, Roma.